Preoccupante ulteriore calo del numero delle imprese del commercio nel terzo trimestre 2019: la situazione richiede interventi urgenti

I dati diffusi da Unioncamere Emilia Romagna confermano nel terzo trimestre 2019 il marcato calo, rispetto all’analogo periodo del 2018, delle imprese commerciali in Emilia Romagna (-1.689 unità, – 1,9%) determinato dal commercio al dettaglio (-1.194 unità, -2,6 %) e all’ingrosso (-495 unità, – 1,4 %).

A livello generale in Emilia Romagna alla fine dello scorso trimestre, le imprese attive erano 401.637, con una diminuzione pari a 2.875 unità, -0,7 % rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno. In termini assoluti la perdita subita dalla base imprenditoriale regionale è risultata notevolmente più ampia rispetto a quella riferita allo stesso trimestre dello scorso anno (-1.580 unità, -0,4 %).

La tendenza alla riduzione delle imprese attive anche nel terzo trimestre dell’anno prosegue ininterrotta dal 2009, con la sola eccezione del 2011. Trova conferma la specificità della difficile condizione dell’imprenditoria regionale. L’andamento è risultato infatti lievemente peggiore rispetto a quello riferito a livello nazionale, che ha visto le imprese attive segnare una lieve flessione (-0,2 %) rispetto al terzo trimestre del 2018.

“La costante riduzione delle imprese – commenta Enrico Postacchini, Presidente di Confcommercio Emilia Romagna – è un’evidenza di assoluta gravità e conferma l’urgenza di intervenire ad ogni livello territoriale, nazionale, regionale e comunale, per garantire sostegno e parità di regole ad un settore, quello del commercio, ormai allo stremo delle forze”.

“I motivi di questo drammatico calo – continua Postacchini – sono indubbiamente molteplici ed articolati, ma possiamo affermare con sicurezza che molti dei problemi che affliggono i negozi al dettaglio “tradizionali” derivano dal dover giocare la difficile competizione di mercato con players che non soggiacciono alle stesse regole. I giganti dell’ e-commerce ad esempio possono praticare una concorrenza sul prezzo che possiamo indubbiamente definire “sleale”, giovandosi di un vantaggio competitivo derivante dal fatto di sottostare ad una pressoché inesistente tassazione degli utili d’impresa rispetto all’enorme carico fiscale che grava invece sul piccolo negoziante”.

“Servono –  continua Postacchini – politiche attive per ridare fiato ad un settore che ha bisogno di strumenti nuovi e innovativi, serve modificare la disciplina del commercio elettronico per garantire parità di regole nel fare impresa, leggasi web tax, progettare una nuova programmazione commerciale che faccia perno sulla rigenerazione urbana, offrire alle imprese  strumenti di flessibilità per l’attività lavorativa”.

 “Alla Regione – conclude Postacchini – chiediamo di intensificare coraggiosamente il sostegno al commercio con un articolato pacchetto di misure strutturali, valorizzando l’imprenditorialità di settore e i necessari processi di innovazione con nuovi strumenti e un significativo stanziamento di risorse per le imprese a fronte della crescente difficoltà e del mutato scenario di riferimento”.

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