Etica nelle imprese, tema rilevante e fattore competitivo

Presentata a Roma in un convegno organizzato da Apaform e Confcommercio Professioni la ricerca Asfor “Etica, responsabilità pubblica, imprenditorialità e management”. Per sette imprenditori e manager su 10 l’etica è un argomento rilevante nel dibattito attuale. Fioroni: “competenze e formazione sono una delle chiavi di lettura dell’etica del professionista 4.0”.

L’etica è un tema rilevante nel dibattito attuale. A pensarla così è il 71,1% degli imprenditori e manager intervistati nel 2018 da Asfor (Associazione Italiana per la Formazione Manageriale) nell’ambito della ricerca “Etica, responsabilità pubblica, imprenditorialità e management”, recentemente edita nella Collana Asfor/FrancoAngeli. Si tratta della medesima percentuale registrata nella precedente rilevazione effettuata nel 2015, mentre è leggermente aumentata (dal 48,5 al 49,7%) la quota di quanti si dicono “molto d’accordo” con l’affermazione iniziale.

L’indagine è stata presentata a Roma nella sede nazionale di Confcommercio nel corso del convegno “Etica nel management dell’impresa 4.0”, organizzato da Apaform e Confcommercio Professioni. Molti gli spunti interessanti che ne emergono, tra cui il fatto che il 61,9% ritiene la corruzione diffusa nei rapporti tra imprese e amministrazioni pubbliche, mentre se si guarda ai privati la percentuale scende al 40,9%. Per il 71,2%, poi, le attività di lobbying non regolate favoriscono la corruzione stessa. In generale,  l’applicazione di princìpi etici viene giudicata come potenzialmente penalizzante nel breve periodo per  le  imprese  che  operano  in  sistemi  competitivi,  mentre  produce  effetti positivi sulla competitività nel medio-lungo periodo. E se si guarda all’economia digitale, infine, si avverte il bisogno di una nuova e più forte etica.

“Questa ricerca – ha spiegato Annarita Fioroni, presidente di Confcommercio Professioni – offre lo spunto per un’ampia riflessione che coinvolge imprese, manager e professionisti sull’etica nell’impresa che significa anche esercizio responsabile dei propri compiti all’interno dei ruoli professionali. Competenze e  formazione sono una delle chiavi di lettura dell’etica del professionista 4.0. che punta ad un servizio di qualità cui deve guardare sempre più anche la rappresentanza”

“Come si conviene ad organizzazioni che vogliono essere pragmatiche e dare un reale contributo al progresso – ha concluso Elio Borgonovi, coordinatore scientifico della ricerca – si tratta ora di passare dalle analisi, dai convegni, al cambiamento reale nella formazione manageriale di ASFOR e APAFROM e nelle imprese che aderiscono al sistema Confcommercio. Occorre fare massa critica.”

Dopo la presentazione della ricerca si è tenuta una tavola rotonda sul tema. Secondo Donatella Prampolini, Vice Presidente di Confcommercio, “da questa ricerca ma anche da questa platea emerge un dato importante. Il tema etico viene considerato e metabolizzato maggiormente dalle donne”. “L’etica – ha continuato Prampolini – sta prendendo piede nel dibattito pubblico.

L’assunzione di codici etici da parte di imprese e associazioni è il primo passo. Però dobbiamo agire secondo questi codici e dare l’esempio altrimenti rimangono parole vuote”. Anna Lapini, Membro della Giunta esecutiva di Confcommercio, con delega alla Legalità e alla Sicurezza ha sottolineato che “bisogna tornare davvero a parlare di bene e male. Perché ci occupiamo di legalità? In Italia ci sono 28 miliardi di perdita di valore aggiunto causa illegalità. E’ un costo vivo”.

Anna Rita Fioroni, Presidente di Confcommercio Professioni, ha osservato che “all’interno della rappresentanza ,attraverso la formazione possiamo aprire un percorso. Per me conta l’etica della responsabilità. La capacità e la competenza di valutare le conseguenze delle tue azioni”. “La rappresentanza – ha aggiunto Fioroni – deve trovare uno strumento eticamente sostenibile in grado di creare un ecosistema di qualità che i professionisti devono avere per rispondere alle esigenze delle imprese che sono i continuo cambiamento”.

Maurizio Sacconi, Chairman Steering Committee di Adapt, ha espresso un giudizio molto lusinghiero sulla ricerca: “Mi ha impressionato perché penso che tutti avvertiamo la crisi del nostro sistema occidentale. Dobbiamo superare il presentismo e costruire nuovi paradigmi”. “Le imprese devono iniziare a capire che non si può misurare tutto in base alle valutazioni trimestali. La persona sul posto di lavoro va ora considerata nella sua integrità. I lavoratori non sono numeri come nel fordismo”.

Per Guido Carella, Presidente Manageritalia: “Non siamo in un periodo di transizione ma di metamorfosi. Cambiano i paradigmi storici. Per me la parola chiave su cui ripartire è ‘consapevolezza’ a cui bisogna aggiungere la parola ‘sociale'”.

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